5 framework di copywriting che devi conoscere (con esempi reali) 

Paura del foglio bianco? I framework di copywriting possono aiutarti a scrivere copy persuasivi più efficaci

Lo so bene, quando ti ritrovi a scrivere una newsletter, una sales page o anche una semplice caption arriva l’ansia da doc bianco. 

Fissi quel cursore lampeggiare e non hai idea di come fare a iniziare il tuo testo. 

Quando parliamo di framework parliamo di strutture consolidate, comprovate e che ormai esistono da decenni, che ti permettono di costruire lo scheletro del tuo testo e darti una struttura da riempire con le informazioni del tuo cliente e gli obiettivi che vuoi raggiungere. 

Ti aiutano, insomma, a superare l’ansia da pagina bianca, ti forniscono un metodo e ti permettono 

Cosa sono i framework nel copywriting? 

Cerchiamo prima di capire cosa sono questi framework a cosa servono.

Quando parliamo di scrittura persuasiva o di copywriting, parliamo di scrittura con un obiettivo. 

Se chi si occupa di narrativa e scrittura come forma d’arte punta a suscitare emozioni. L’emozione è la destinazione. 

Per noi, invece, l’obiettivo è convincere le persone a compiere un’azione rilevante per il nostro business o per quello dei nostri clienti. 

Questa azione può essere l’acquisto di un prodotto o servizio, l’iscrizione a una newsletter, il click su un link. 

I framework ci aiutano a mettere gli elementi necessari per scrivere un testo persuasivo in un preciso ordine all’interno di un testo.

Immagina ogni elemento come un mattoncino colorato. 

Solo seguendo delle istruzioni precise e avendo chiaro in mente cosa vuoi costruire potrai assemblarli per ottenere la figura che cerchi di creare. 

Ecco, allo stesso modo questi schemi ti aiutano a fare ordine, capire come impostare il testo e dove inserire gli elementi fondanti del copywriting. 

Ci tengo a sottolineare, però, che i framework da soli non bastano per creare messaggi efficaci. Sono strutture vuote da riempire con i pain point, le leve, la conoscenza, i messaggi più efficaci per convincere il tuo target a compiere un’azione rilevante. 

Queste strutture arrivano dopo aver realizzato una profonda analisi del target, del mercato, delle leve di persuasione e aver studiato in maniera davvero profonda il prodotto. 

Chiarito questo, capiamo insieme come si usano queste strutture.

Come usare i framework nel copywriting

Usa queste informazioni come una guida. 

Non sono strutture immutabili o spazi bianchi da riempire. I framework sono una guida che ti permette di superare l’ostacolo del foglio bianco, dare una struttura ordinata al testo e rendere più efficace il tuo testo. 

Non sostituiscono, però, la creatività, la ricerca, l’attenzione al cliente. 

Prima di iniziare a usare i framework di copywriting è importante ricordare che ognuno di essi ha il suo ruolo e il suo obiettivo. 

Ci sono schemi più adatti a contenuti informativi e altri smaccatamente persuasivi. 

Il trucco sta nel capire prima di scrivere anche solo una parola quale sia l’obiettivo di quello specifico testo e scegliere, quindi, il framework più adatto. 

I miei 5 framwork preferiti (con esempi reali) 

Per ogni framework ti mostrerò un prima/dopo di un testo o di una porzione di esso, così si possa chiaramente capire come utilizzarlo. 

Il framework AIDA è una delle strutture più usate nel copywriting persuasivo. Serve a guidare il lettore da un primo momento di interesse fino all’azione.

AIDA significa:

A — Attention (Attenzione)
Fermi lo scroll con un titolo forte o un problema molto riconoscibile.

I — Interest (Interesse)
Fai capire al lettore che comprendi la sua situazione e gli dai un motivo per continuare.

D — Desire (Desiderio)
Mostri il risultato desiderato e il valore concreto della tua soluzione.

A — Action (Azione)
Dici chiaramente cosa deve fare adesso.

Ti consiglio di usare AIDA quando il lettore non è ancora completamente coinvolto e devi accompagnarlo passo dopo passo verso un’azione.

È particolarmente utile per:

  • caroselli Instagram informativi, soprattutto quando parti da un problema;
  • post educativi che devono portare a una conclusione concreta;
  • landing page e pagine vendita;
  • email promozionali;
  • caption con una CTA importante;
  • adv, quando devi catturare attenzione velocemente.

Per un carosello, la userei così:

Attention → hook della prima slide
Interest → spieghi il problema e fai continuare a leggere
Desire → mostri il beneficio, il cambiamento o la soluzione
Action → dici cosa fare dopo

Per i caroselli informativi, secondo me, AIDA è davvero forte perché evita l’errore classico di dare subito tutte le informazioni senza creare prima abbastanza interesse per leggerle.

SLIDE 1 — ATTENTION
I tuoi contenuti sono utili.
Ma non vendono.

Ecco perché.

SLIDE 2 — INTEREST
Molti creator fanno un errore:

spiegano tutto molto bene,
ma non fanno percepire al lettore perché dovrebbe continuare a leggere.

Essere informativi non basta.

SLIDE 3 — INTEREST
Un buon contenuto deve creare una tensione:

“Questo problema riguarda anche me.”

“Sto facendo proprio questo errore.”

“Devo capire come risolverlo.”

È qui che nasce l’interesse.

SLIDE 4 — DESIRE
Quando il lettore si riconosce nel problema, devi mostrargli cosa potrebbe cambiare.

Non limitarti a dire:

“Scrivi contenuti migliori.”

Mostragli il risultato:

più attenzione,
più fiducia,
più richieste,
più vendite.

SLIDE 5 — DESIRE
Le persone non desiderano semplicemente informazioni.

Desiderano ciò che quelle informazioni possono aiutarle a ottenere.

Questo è il passaggio che molti contenuti educativi dimenticano.

La consiglio soprattutto quando il contenuto segue questa logica:

“Hai questo problema → ecco perché succede → ecco cosa cambierebbe risolvendolo → fai questo adesso.”

La userei meno, invece, per contenuti puramente narrativi, riflessivi o molto personali, dove una struttura troppo lineare potrebbe rendere il testo artificiale.

PAS è un’altra struttura molto forte, ma ha un’energia diversa da AIDA.

PAS = Problem → Agitate → Solution

Funziona così:

P — Problem
Metti a fuoco un problema preciso che il lettore riconosce.

A — Agitate
Approfondisci quel problema: mostri perché pesa, cosa provoca, cosa succede se continua.

S — Solution
Introduci la soluzione, il consiglio o il prodotto.

Esempio concreto 

La PAS è perfetta per l’intro perché evita di iniziare con spiegazioni lente o generiche. Porta subito il lettore dentro il motivo per cui dovrebbe continuare a leggere.

Per esempio, articolo: “Come scrivere una newsletter efficace”

Problem
Molte newsletter vengono aperte e poi abbandonate dopo poche righe.

Agitate
Il lettore magari era interessato al tema, ma un’introduzione troppo lunga, vaga o prevedibile gli fa perdere subito attenzione. E quando succede, anche il contenuto più utile rischia di non essere letto.

Solution
Per evitarlo, devi costruire la newsletter attorno a una struttura chiara, capace di creare interesse fin dalle prime righe. In questo articolo vediamo come farlo.

La differenza principale è questa:

AIDA accompagna verso il desiderio e l’azione.
PAS parte dal dolore e aumenta la percezione del problema prima di presentare la soluzione.

Quindi, io userei PAS quando il contenuto nasce da un errore, una frustrazione o un problema urgente.

E aggiungo una cosa importante: la parte “Agitate” non significa fare terrorismo psicologico. Un buon copywriter non inventa paure. Fa percepire con più chiarezza le conseguenze reali di un problema che esiste già.

Per me, sui caroselli informativi:

AIDA = ottima per educare e guidare
PAS = ottima per problematizzare e poi insegnare

Spesso PAS è persino più naturale per i contenuti social, perché le persone tendono a fermarsi quando si sentono profondamente comprese.

La BAB è una tecnica di copywriting basata sulla trasformazione.

Il nome significa:

B — Before
A — After
B — Bridge

La sua forza sta nel mostrare tre momenti molto semplici:

Come stai adesso → come potresti stare → cosa ti porta da un punto all’altro.

BAB = Before → After → Bridge

Before
Mostri la situazione attuale del cliente: il problema, la frustrazione, il limite.

After
Mostri come potrebbe essere la sua vita dopo aver risolto quel problema.

Bridge
Presenti il prodotto come il ponte tra la situazione attuale e quella desiderata.

Per rendere l’esempio specifico, scegliamo un prodotto e-commerce molto visivo: un aspirapolvere senza fili per chi ha animali in casa.

La logica sarebbe:

Before: peli ovunque, pulizie continue, divano che sembra sporco poco dopo averlo pulito.
After: casa ordinata più facilmente, pulizie rapide, meno stress.
Bridge: l’aspirapolvere progettato per raccogliere rapidamente peli e sporco quotidiano.

Esempio di ADV

Hai appena pulito casa. E sul divano ci sono già di nuovo peli.

Con un cane o un gatto, sembra che le pulizie non finiscano mai: passi l’aspirapolvere, sistemi tutto e poche ore dopo sei di nuovo al punto di partenza.

Immagina invece di poter eliminare peli e sporco in pochi minuti, senza tirare fuori ogni volta un aspirapolvere pesante e ingombrante.

Con PetClean Pro, l’aspirapolvere senza fili pensato per le case con animali, puoi intervenire rapidamente su divani, tappeti e pavimenti ogni volta che serve.

Meno tempo a rincorrere i peli.

Più tempo per goderti la casa. E il tuo animale.

Scopri PetClean Pro.

Qui il meccanismo è molto chiaro:

Before → “Pulisco, ma i peli tornano subito.”
After → “Riesco a tenere la casa ordinata con meno fatica.”
Bridge → “Questo prodotto mi aiuta a passare dalla prima situazione alla seconda.”

La cosa forte della BAB è che non parte subito dal prodotto. Prima fa vedere al cliente il contrasto tra la realtà che vive adesso e quella che vorrebbe vivere.

Per le ADV e-commerce, io la userei soprattutto quando il prodotto promette una trasformazione molto concreta e facile da visualizzare: casa più ordinata, capelli più luminosi, sonno migliore, routine più semplice, meno tempo perso.

La tecnica è associata alla regola narrativa resa famosa da Trey Parker e Matt Stone, i creatori di South Park: una storia diventa più coinvolgente quando gli eventi sono collegati da conflitto e conseguenza, invece che da una semplice sequenza di “e poi”.

Il problema dello storytelling noioso: “E POI”

Immagina una storia così:

Ho deciso di aprire il mio business.
E poi ho creato il mio sito.
E poi ho iniziato a pubblicare su Instagram.
E poi sono arrivati i primi clienti.
E poi ho creato la mia agenzia.

Questa non sembra davvero una storia.

È una lista cronologica di eventi.

Non c’è tensione. Non c’è una vera ragione per chiedersi:

“E adesso cosa succede?”

MA = introduce il conflitto

Il MA rompe ciò che ci aspettavamo.

Qualcosa stava andando in una direzione…

MA succede qualcosa.

Per esempio:

Avevo finalmente lanciato il mio business, ma dopo tre mesi non avevo ancora trovato un solo cliente.

Quel ma crea immediatamente tensione.

Il lettore pensa:

“E quindi cosa ha fatto?”

Ed è qui che arriva il secondo elemento.

QUINDI = introduce la conseguenza

Il QUINDI fa avanzare la storia.

Qualcosa è successo…

QUINDI il protagonista prende una decisione, cambia strategia o compie un’azione.

Non avevo ancora trovato un solo cliente, quindi ho smesso di pubblicare contenuti generici e ho iniziato a studiare ciò che i miei potenziali clienti volevano davvero leggere.

La storia si muove perché ogni evento causa il successivo.

La struttura diventa:

Succede qualcosa

MA nasce un ostacolo

QUINDI il protagonista reagisce

MA nasce un nuovo ostacolo

QUINDI prende una nuova decisione

Ed è questo alternarsi di tensione e conseguenza a tenere viva la storia.

Quando ho iniziato a lavorare come copywriter, pensavo che bastasse scrivere bene.

Ma dopo settimane di contenuti e proposte, nessun cliente mi contattava.

Quindi ho iniziato a studiare le offerte dei copywriter che riuscivano davvero a vendere i propri servizi.

Ho capito che il problema non era la qualità della mia scrittura.

Ma il modo in cui comunicavo il mio valore.

Quindi ho smesso di presentarmi dicendo semplicemente:

“Scrivo testi per aziende e professionisti.”

E ho iniziato a spiegare quale problema riuscivo a risolvere con quei testi.

Le conversazioni con i potenziali clienti sono cambiate.

Ma attirare più persone non significava ancora avere un business solido.

Quindi ho dovuto imparare anche a selezionare i clienti, definire processi e costruire un sistema che non dipendesse completamente dalla mia energia.

Ed è stato lì che ho capito una cosa:

crescere non significa semplicemente fare di più.

Significa diventare la persona capace di gestire ciò che prima desiderava soltanto ottenere.

l’Open Loop è perfetto per oggetti email, newsletter e hook, perché lavora sulla curiosità.

Un open loop è un’informazione lasciata volutamente incompleta.

Dai al lettore abbastanza da fargli capire che c’è qualcosa di interessante, ma non abbastanza da soddisfare subito la curiosità.

Il cervello percepisce una piccola tensione:

“Aspetta, voglio sapere come va a finire.”

La struttura è questa:

Apro una domanda → trattengo una parte della risposta → chiudo il loop più avanti.

Invece di scrivere:

Ecco 3 errori che rendono le tue email meno efficaci.

puoi scrivere:

C’è un errore che vedo in quasi tutte le newsletter.
E non è quello che pensi.

Hai aperto un loop.

Il lettore ora vuole sapere:

“Qual è questo errore?”

Esempio di oggetto email

Invia

Destinatari

L’errore che ho notato troppo tardiL’errore che ho notato troppo tardi


Per mesi pensavo che il problema fosse il mio contenuto.

Quindi studiavo di più.

Scrivevo di più.

Cercavo idee migliori.

Ma il vero problema era un altro.

E quando l’ho capito, ho cambiato completamente il modo in cui costruivo le mie email.

Te lo spiego tra un attimo.

Prima, però, devi vedere la cosa che stavo facendo senza rendermene conto.

Qui ci sono diversi open loop:

“Il vero problema era un altro.”
Quale?

“Ho cambiato completamente il modo…”
Come?

“La cosa che stavo facendo…”
Cosa stavi facendo?

Il lettore continua perché vuole chiudere queste domande.

La cosa che mi piace dell’Open Loop è che non è una struttura completa come AIDA, PAS o BAB.

È più una tecnica trasversale.

La puoi inserire dentro tutto:

nell’oggetto email per ottenere l’apertura;
nell’intro per far continuare la lettura;
tra due paragrafi per creare movimento;
prima di una rivelazione per aumentare l’attesa;
alla fine di una newsletter per anticipare la prossima.

Quindi nella nostra mappa la metterei così:

AIDA → caroselli informativi
PAS → intro articoli blog
BAB → ADV e-commerce
MA → QUINDI → storytelling
OPEN LOOP → oggetti email, hook e continuità narrativa

La regola chiave è: apri curiosità solo quando hai davvero qualcosa di interessante con cui chiuderla.

Come avrai ormai capito, i framework sono schemi. E sai chi ama gli schemi? Le nostre care AI generative. 

Evitare di fornire prompt generici ma aiutarsi con i framework ti permette di ottenere risultati nettamente migiori in termini di output già dai primissimi riusltati. 

Banalmente, la prossima volta che provi a scrivere usando ChatGPT e compagni, invece di usare il comando  “Crea una caption per questo post” prova a scrivere “Crea una caption per questo post utilizzando il framework AIDA” e guarda come cambia drasticamente – in meglio – il risultato del tuo testo. 

[IMMAGINE SIMULAZIONE CHAT PRIMA/DOPO]

Conclusione

I framework di copywriting non servono a rendere i testi tutti uguali.

Servono a dare una direzione.

AIDA può aiutarti a costruire un carosello informativo capace di mantenere alta l’attenzione. PAS può rendere più efficace l’introduzione di un articolo. BAB può mostrare con chiarezza la trasformazione promessa da un prodotto. La struttura MA → QUINDI può dare ritmo e causalità a una storia, mentre gli open loop possono creare quella curiosità che spinge il lettore ad andare avanti.

La vera abilità, però, non consiste nel conoscere il maggior numero possibile di formule.

Consiste nel capire quale struttura usare, in quale momento e per quale obiettivo.

Un framework non sostituisce la strategia, la conoscenza del pubblico o una buona idea. Semplicemente, ti aiuta a organizzare tutto questo in un messaggio più chiaro, più coinvolgente e più efficace.

Per questo, il modo migliore per usarli non è chiederti:

“Quale formula devo applicare?”

Ma:

“Che cosa deve pensare, sentire o fare il lettore dopo aver letto questo testo?”

Una volta trovata la risposta, scegliere il framework giusto diventa molto più semplice.

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